«Va bene, ma in concreto: che pagina dobbiamo fare perché l’IA ci citi?»
È la domanda che gira di più in questo periodo. E rispondere per bene è più difficile di quanto sembri.
Di consigli in giro ce ne sono un botto. Fate listicle. Pubblicate più articoli. Costruite un centro risorse.
Però se quel consiglio valga anche per la vostra azienda è tutto un altro discorso. E a verificarlo, di solito, non ci pensa nessuno.
Capita anche a me di storcere il naso: dare la stessa checklist a un’azienda di software B2B e a una catena di cliniche estetiche sa un po’ di pigrizia. Come la scuola che distribuisce a tutti la stessa divisa, taglia unica.
E a questa domanda ha provato a rispondere un’analisi su 25.337 citazioni vere, raccolte da cinque IA diverse. Andiamo a vedere.
Novanta giorni, cinque IA, 25.337 citazioni
L’analisi è di DeltaV Digital, un’agenzia che lavora sulla ricerca con IA.
La rilevazione va dal 14 aprile al 13 luglio 2026: novanta giorni. In quel periodo sono state raccolte 21.075 risposte delle IA, da cui sono state estratte 25.337 citazioni.
Le IA osservate: ChatGPT, Perplexity, Gemini, Google AI Overviews e Google AI Mode. I settori: otto in tutto, fra cui servizi tecnologici B2B, automotive di consumo, istruzione universitaria e medicina estetica.
A reggere tutto ci sono due metriche:
- La : che percentuale del totale si prende ciascun tipo di pagina
- Il : quante volte l’IA cita davvero una pagina, rispetto alle volte in cui va a prenderla
Il tasso di citazione, in pratica, è una media battuta. L’IA passa, legge, e poi o vi mette nella risposta oppure tira dritto.
Una cautela prima dei numeri: DeltaV vende servizi di ricerca con IA, e la misurazione gira su uno strumento di visibilità nell’IA (Peec AI). La conclusione «bisogna investire nella visibilità nell’IA» le viene comoda per costruzione. Teniamolo presente.
La media dice «articoli e liste». La media battuta dice altro.
Partiamo dalle otto marche messe insieme. Se mettiamo in fila i tipi di pagina per quota di citazioni, il vertice somiglia esattamente al consiglio di sempre:
- Articoli: 23,7%
- Listicle: 19,6%
- Schede prodotto: 16,3%
Visto così, «fate articoli e liste» regge alla prova.
Però riordiniamo la stessa classifica per tasso di citazione. E il paesaggio cambia.
In cima si piazza la pagina comparativa, con un tasso di 1,87: circa il 45% sopra la media generale.
E quanto pesa sul totale delle citazioni? Appena il 4,1%.
Curioso, no? La pagina che viene ripresa più volentieri è proprio quella che quasi nessuno produce. Lo scaffale è libero.
Aprendo per settore, il protagonista cambia del tutto
Ed ecco il passaggio che cambia davvero cosa farete lunedì.
Aprendo gli stessi dati settore per settore, il tipo di pagina che raccoglie le citazioni ruota in modo pulito:
- Servizi tecnologici B2B: listicle, 61%
- Medicina estetica con più sedi: la homepage, 55%
- ONG di informazione sanitaria: articoli, 54%
- Istruzione universitaria: pagine di corso di laurea, 53%
- Automotive di consumo: articoli e listicle, 64% sommati
Lo studio chiama questo schema l’impronta di citazione del settore. Impronta digitale, insomma: ogni settore lascia un disegno diverso.
Che in medicina estetica la pagina più citata sia la homepage, diciamocelo, non era prevedibile. Ma vuol dire che prima di mettere in piedi un piano editoriale conviene forse sistemare la pagina d’ingresso.
Quindi la media generale non era il ritratto di nessuno.
C’è chi gioca in casa e chi non entra nemmeno in campo
E il budget, allora, dove conviene metterlo? C’è un secondo numero che punta dritto lì.
La quota di citazioni che finisce su pagine del dominio della marca stessa si apre a ventaglio:
- Istruzione universitaria: 74,7%
- Alimentare specializzato: 18,9%
- Automotive di consumo: 7,4%
- Servizi tecnologici B2B: 0,0%
L’università gioca praticamente in casa. I servizi tecnologici B2B non entrano nemmeno in campo.
In quel settore B2B, infatti, il dominio più citato è stato LinkedIn, con 736 citazioni. E Reddit compare tra le fonti più citate in 7 marche su 8.
Ecco perché «pubblichiamo di più sul nostro blog» in certi settori è l’istinto sbagliato. Lì conviene farsi trovare dove stanno già gli altri.
E resta un’altra distinzione da portarsi a casa: essere letti da un’IA ed essere citati da un’IA sono due cose diverse. Sulle stesse domande di salute, WebMD viene recuperato di continuo e si ferma a un tasso di citazione di 0,33. La Mayo Clinic arriva a 1,79, il CDC a 1,85.
Il modello passa, legge, se ne va. Recupero e citazione vogliono due colonne separate nel report.
Quanto possono dirci otto marche?
E adesso la parte che rimette tutto in proporzione.
Lo studio copre otto marche in totale. Una per settore.
Quindi «servizi tecnologici B2B: listicle 61%» è in realtà l’osservazione di una sola azienda. Prenderlo come il numero del settore sarebbe tirato per i capelli: otto rilevazioni non fanno otto riferimenti di settore.
E, come detto, chi pubblica vende servizi di ricerca con IA.
Per questo la morale non può essere «se siete B2B, fate listicle». Trasformare tutto ciò in una nuova checklist universale vorrebbe dire aggiungerne una alla pila: esattamente la divisa taglia unica da cui siamo partiti.
Su quanto lontano arrivino queste percentuali, potrei anche sbagliarmi. Ma l’affermazione più stretta regge: il tipo di pagina che viene citato cambia con il settore, e adesso ci sono i dati a mostrarlo. È proprio questo a rendere sensato misurare la propria categoria.
Conclusione: misurare il proprio settore prima di copiare la ricetta altrui
Quando un consiglio sulla visibilità nell’IA non calza, non è detto che il consiglio sia sbagliato. È che si distribuisce una media come fosse una ricetta, in un terreno dove lo schema delle citazioni si sposta con il settore.
Un settore in cui il 74,7% delle citazioni cade sul sito di casa e uno in cui quel numero è 0,0% non hanno lo stesso problema. Decidere il budget senza sapere in quale dei due si sta è, in sostanza, tirare a indovinare.
Due mosse, allora. La prima: misurare con regolarità quali tipi di pagina l’IA sta citando nella vostra categoria, con rilevazioni proprie e non con il caso di successo di qualcun altro. La seconda: pubblicare una pagina comparativa, visto che quello scaffale era libero in tutti i settori, con un tasso di 1,87 a fronte del 4,1% di quota.
Quando la forma è nota, «cosa produciamo?» smette di essere una discussione. Produrre in massa senza conoscerla, quello sì che costa caro.
Stesse IA, altro settore, mossa completamente diversa. Ha il suo perché.
Fonti
- DeltaV Digital, “AI search citations study: what 25,000+ citations reveal”, 2026, deltavdigital.com (finestra di 90 giorni, dal 14 aprile al 13 luglio 2026; 21.075 risposte delle IA raccolte e 25.337 citazioni estratte da ChatGPT, Perplexity, Gemini, Google AI Overviews e Google AI Mode. Otto marche in otto settori; per ciascuna marca sono stati classificati i 30 URL e i 30 domini più citati, per un totale di 240 URL e 240 domini. Quota di citazioni per tipo di pagina: articoli 23,7%, listicle 19,6%, schede prodotto 16,3%. Nel tasso di citazione guida la pagina comparativa con 1,87, la cui quota di citazioni è del 4,1%. Per settore: servizi tecnologici B2B listicle 61%, medicina estetica homepage 55%, ONG di informazione sanitaria articoli 54%, istruzione universitaria pagine di corso 53%, automotive di consumo articoli più listicle 64%. La quota di citazioni sul dominio proprio va dal 74,7% dell’istruzione universitaria allo 0,0% dei servizi tecnologici B2B. Il dominio più citato nei servizi tecnologici B2B è LinkedIn con 736 citazioni; Reddit compare tra le fonti più citate in 7 marche su 8. Tassi di citazione sulle stesse query: WebMD 0,33, Mayo Clinic 1,79, CDC 1,85. Raccolta dati tramite Peec AI. Limiti: otto marche, una per settore, quindi i valori non sono riferimenti di settore; l’editore è un’agenzia che vende servizi di ricerca con IA e SEO.)