Ogni volta che in una riunione contenuti spunta il tema «farsi citare dall’IA», arriva puntuale la stessa frase.
«Pubblichiamo più articoli sul blog.»
Capita anche a me di vederlo succedere: scrivere diventa l’obiettivo, quasi senza accorgersene.
Però gli articoli si accumulano, e ChatGPT e Gemini continuano a citare tutti tranne voi.
Cosa separa il contenuto che viene citato da quello che resta invisibile?
A questa domanda ha provato a rispondere un’indagine, con un taglio molto pratico: il tipo di contenuto. Andiamo a vedere.
La classifica della «citabilità» secondo 500 marketer
L’indagine è di NP Digital, l’agenzia di marketing digitale di Neil Patel.
Nel maggio 2026 ha chiesto a 500 marketer quali tipi di contenuto vengano citati o presi come riferimento più spesso nella ricerca con IA.
Il podio:
- Ricerca originale: 82%
- Contenuti di confronto: 76%
- Classifiche e liste dei «migliori»: 57%
La in pratica vuol dire «numeri fabbricati in casa»: si fa un sondaggio o un’analisi sui propri dati e si pubblica un numero che prima non esisteva.
Quell’82% significa che 4 marketer su 5 la mettono in cima alla lista della citabilità.
Il fondo della classifica dice tutto
E in fondo alla lista, cosa si trova?
- Opinioni e thought leadership: 16% (nono posto)
- Video: 2% (ultimo posto)
La è il genere «ecco dove va il settore»: articoli costruiti sulla propria visione.
Quindi l’editoriale scritto con passione si ferma al 16%, e il video al 2%. Mica incoraggiante.
Però lo spartiacque tra cima e fondo è di una semplicità disarmante: l’IA può produrre quel contenuto da sola, oppure no?
Opinioni e spiegazioni generali, un modello linguistico le genera all’infinito e gratis. Perché mai dovrebbe citare quelle di qualcun altro?
Puntare tutto sull’opinione per strappare una citazione è come mettersi a trattare sul prezzo con un distributore automatico. Non è che la macchina sia scortese: proprio non è fatta per negoziare.
Perché i numeri fatti in casa obbligano l’IA a citarli
Ribaltiamo la domanda. Il risultato di un sondaggio fatto su 500 persone vere, nessun modello può inventarselo.
Quando all’IA serve un’informazione che non ha dentro, deve andarla a prendere fuori. E un numero preciso portato da fuori arriva quasi sempre con la sua origine attaccata.
I dati originali diventano così l’informazione che l’IA non può fare a meno di citare.
Il quadro combacia con un’analisi di 100.000 prompt di cui si è già parlato su questo blog: a decidere quali marchi l’IA raccomanda erano i dati fattuali, non la posizione su Google. Le due frecce puntano nella stessa direzione: avere una fonte primaria che vive fuori dal modello.
Due cautele prima di prendere l’82% per oro colato
Due avvertenze, però.
La prima: è un’indagine di percezione. Si è misurato ciò che 500 marketer credono, non registri reali di citazioni. Tra «sembra citabile» e «è stato citato davvero» potrebbe esserci uno scarto. E NP Digital è pur sempre un’agenzia che vende marketing.
La seconda: il tipo di contenuto non decide tutto da solo. Conta anche la fattura: titoli ben strutturati e fonti esplicite risulterebbero anch’essi fattori di citabilità.
Detto questo, la regola «meno l’IA può fabbricarlo, più deve citarlo» resta la spiegazione più naturale del meccanismo delle citazioni.
Conclusione: spostare una fetta di budget dal volume ai dati propri
La morale non è «il blog non serve». È che una parte del budget oggi dedicato al volume dovrebbe andare a fabbricare numeri che nessun altro ha.
E non serve mica la scala di NP Digital. Dati dei clienti, statistiche d’uso, un piccolo sondaggio: qualunque numero che fuori non esiste è già ricerca originale.
Per cominciare bastano due mosse: fare l’inventario dei numeri unici che l’azienda già possiede (sondaggi tra i clienti, dati d’uso, andamento delle richieste) e sceglierne uno da pubblicare in forma citabile — un piccolo studio, un confronto.
Poi si misura se le IA iniziano davvero a riprendere quel numero. E il cerchio si chiude.
La risposta a «cosa pubblicare per farsi citare?» era probabilmente già nel cassetto. Da portare alla prossima riunione contenuti, no?
Fonti
- NP Digital (Neil Patel), “Content Types That Perform Best in AI Search”, maggio 2026, neilpatel.com (indagine interna su 500 marketer sui tipi di contenuto percepiti come più citati/referenziati nella ricerca con IA: ricerca originale 82%, contenuti di confronto 76%, classifiche/liste dei migliori 57%, opinioni/thought leadership 16% (nono posto), video 2% (ultimo posto). Riserve: indagine di percezione, non registri di citazioni misurati; l’autore è un’agenzia di marketing digitale.)
- ppc.land, “Original research tops AI search citations at 82%, NP Digital survey finds”, ppc.land