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Volete che l'AI vi citi? Aggiungete numeri e fonti

POINT この記事のポイント
  • Le tecniche provate in laboratorio alzano la visibilità nelle risposte AI fino al 40%
  • Riempire di parole chiave non serve a niente: conta l'affidabilità del contenuto

«Dobbiamo fare qualcosa per l’AI». Ma cosa, di preciso?

Vi è mai arrivato dall’alto l’ordine «adesso ci tocca ottimizzare anche per la ricerca AI»? Negli ultimi mesi succede sempre più spesso.

Il desiderio è comprensibile: quando un cliente chiede di voi a ChatGPT o a Perplexity, vorreste che il vostro nome saltasse fuori tra i candidati. Fin qui niente da obiettare. Il problema arriva subito dopo, quando il responsabile marketing si gratta la testa e domanda: «Sì, ma in concreto cosa facciamo? Vale lo stesso identico manuale della SEO?».

E qui casca l’asino. La ricerca AI ha gusti parecchio diversi da quelli del vecchio Google, e i trucchetti che funzionavano in ottica SEO sull’AI spesso non fanno presa. Allora cosa funziona davvero? A questa domanda, per fortuna, qualcuno ha provato a rispondere con i numeri alla mano.

Intanto, cos’è questa GEO?

Partiamo dalla sigla, perché è la chiave di tutto. GEO sta per «Generative Engine Optimization», ottimizzazione per i motori generativi. In parole povere: fare in modo che i vostri contenuti vengano citati dentro le risposte dell’AI generativa, invece di limitarsi a comparire in un elenco di link come accadeva con la SEO.

La differenza è tutta lì, nel punto in cui si mette la bandierina. La SEO punta a scalare la classifica dei risultati di Google; la GEO punta a farsi nominare, a farsi citare come fonte quando ChatGPT o Perplexity costruiscono la loro risposta. Dalla posizione alla citazione, insomma: il bersaglio si è spostato.

La ricerca che ha misurato il «più 40%»

A coniare e definire per primo il termine GEO è stato un gruppo guidato dall’università di Princeton, in un lavoro presentato a KDD 2024 (R), una delle conferenze di punta sul data mining. Non un blog di settore, quindi: ricerca peer-reviewed.

Cosa hanno fatto, di preciso? Hanno costruito un grande banco di prova, GEO-bench, raccogliendo domande reali degli utenti su moltissimi ambiti diversi. Poi, una per una, hanno confrontato le modifiche ai contenuti per vedere quali spingessero davvero l’AI a citarli di più. Un lavoro paziente di trial and error, ma su scala.

E il risultato? Alcune modifiche hanno alzato la visibilità di un contenuto nelle risposte dell’AI fino al 40%. Le tattiche che hanno funzionato sono queste:

  • aggiungere statistiche e numeri concreti alle proprie affermazioni;
  • citare chiaramente le fonti;
  • riportare voci di terzi autorevoli e credibili.

A leggerle così, in fila, viene quasi da sorridere. Nessuna magia, nessun hack esoterico: la direzione era semplicemente «scrivere testi affidabili e ben documentati». Una conclusione tutto sommato banale, perfino un po’ antiquata. Anche noi ci eravamo preparati a chissà quale tecnica raffinata e siamo rimasti spiazzati da tanta sobrietà.

Più interessante è ciò che non ha funzionato

In realtà il dato più istruttivo è quello sul rovescio della medaglia. Il vecchio trucco SEO del keyword stuffing — riempire la pagina di parole chiave nella speranza di farsi notare — sull’AI non sortisce quasi alcun effetto.

Pensateci: è come presentarsi a un colloquio sciorinando dieci certificazioni appese al collo. Più che impressionare, si finisce per insospettire. L’AI fa esattamente la stessa cosa: scavalca la facciata e va a guardare se sotto c’è sostanza.

E non è un’impressione isolata. La stessa direzione è confermata da un preprint del 2025 di Chen e colleghi dell’università di Toronto (R): i motori di ricerca AI come ChatGPT e Perplexity privilegiano in modo sistematico le fonti di terze parti autorevoli — la cosiddetta earned media — rispetto all’autocelebrazione del marchio sul proprio sito. Tradotto: l’AI si fida più di chi parla bene di voi che di voi che parlate bene di voi stessi.

Ecco perché le due mosse vanno tenute insieme. Da un lato c’è il contenuto che producete in casa, che diventa più citabile se lo blindate con numeri e fonti. Dall’altro c’è il farsi nominare altrove, da voci di terzi credibili. Non è l’una o l’altra: sono due facce della stessa medaglia, e conviene presidiarle entrambe.

Una cautela d’obbligo: nessuna formula universale

Attenzione però a non prendere quel «più 40%» come una garanzia. La ricerca GEO è chiarissima su un punto: l’efficacia delle singole tattiche varia parecchio a seconda dell’ambito. Non esiste la mossa risolutiva valida ovunque, la bacchetta magica buona per tutti i settori.

Cosa significa, in pratica? Che bisogna mettersi nell’ottica di misurare nel proprio mercato e verificare con i propri occhi cosa fa presa. Quello che funziona a meraviglia in un settore può lasciare il tempo che trova in un altro. Prudenza, quindi: si parte da un’ipotesi, non da una certezza.

In conclusione: meno trucchi, più sostanza, e poi si misura

Mettiamo in fila il discorso. Se volete che l’AI vi citi, sprecare tempo a impacchettare parole chiave serve a poco. Conviene invece alzare l’affidabilità del testo: affermazioni sostenute da numeri, fonti dichiarate, voci di terzi. Nell’esperimento di Princeton è bastato questo per muovere la visibilità fino al 40%.

Da dove cominciare, concretamente? Il consiglio è di non buttarsi su tutte le pagine in una volta. Scegliete una sola pagina chiave, una di quelle che già contano, e chiedetevi per ogni affermazione: «su cosa la sto basando?». Poi rinforzatela con numeri e fonti. Una pagina sola, per sentire l’effetto sulla punta delle dita prima di allargare il raggio.

E infine, il pezzo che chiude il cerchio: quanto l’AI vi cita e vi menziona davvero non si stabilisce a sensazione. Va seguito nel tempo, con un monitoraggio continuo, altrimenti dell’effetto delle vostre mosse non saprete mai nulla. Misurare prima e dopo è l’unico modo per capire se la fatica ha pagato. Ed è esattamente il terreno su cui si muove HexScope, che osserva mese dopo mese come l’AI parla del vostro marchio.


Fonti

  • Aggarwal, P., Murahari, V., Rajpurohit, T., Kalyan, A., Narasimhan, K. & Deshpande, A., “GEO: Generative Engine Optimization”, KDD 2024. arXiv
  • Chen, M., Wang, X., Chen, K. & Koudas, N., “Generative Engine Optimization: How to Dominate AI Search”, 2025. arXiv
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