Le pagine viste sono stabili. Però la porta da cui entrano le persone si è spostata.
Sempre meno primi contatti cominciano con «vi ho trovati su Google». Il traffico organico si sgonfia piano e nessuno riesce a indicare una causa.
Capita anche a me di sentire quella frase — «l’organico va storto» — e di non ricevere un numero quando chiedo quanto storto.
Solo che una spiegazione molto letterale potrebbe esserci, e starebbe girando sui server proprio adesso: le IA leggono i siti in quantità che nessuna dashboard di marketing mostra.
E Cloudflare, che vede passare una fetta enorme del traffico mondiale, è nella posizione giusta per contarlo. Andiamo a vedere cosa ha contato.
Cosa misura davvero il rapporto tra scansione e visite
Cloudflare ha pubblicato un indicatore chiamato crawl-to-refer, cioè il rapporto tra quanto una IA scansiona e quante visite restituisce (lo studio).
Il calcolo è tra i più semplici che esistano: si prendono le pagine di un sito lette da una certa IA e si dividono per i visitatori che il prodotto di quella stessa azienda ha effettivamente mandato.
E un numero grande cosa vuol dire? Esattamente quello che si teme: legge tantissimo, restituisce quasi niente.
C’è poi un dettaglio non da poco. Sulla rete di Cloudflare passa traffico reale, quindi non sono stime né modelli: sono conteggi, non previsioni. Cosa che in questo settore scarseggia parecchio.
Luglio 2025: farsi leggere e farsi visitare sono due cose diverse
Ecco come stavano le quattro grandi piattaforme a luglio 2025:
- Anthropic: 38.065 a 1 (38.000 pagine lette, un visitatore indietro)
- OpenAI: 1.091 a 1
- Perplexity: 195 a 1
- Google: 5,4 a 1
Non sono quattro numeri diversi: sono quattro ordini di grandezza diversi. Google, che è il motore di ricerca classico del gruppo, legge circa cinque pagine per ogni persona che manda. Anthropic si legge una biblioteca intera!
Insomma, «una IA mi ha letto» e «è arrivata una persona» sono diventati due eventi separati. I contenuti possono essere consumati in quantità enormi senza produrre quasi nulla di ciò che il cruscotto chiama traffico.
Anthropic ha ridotto il divario dell’86,7% in sei mesi
Va detto, per correttezza: non è sempre stato così, e la direzione è quella buona. E allora la faccenda è risolta? Mica tanto.
A gennaio 2025 il rapporto era 286.930 a 1. A luglio era sceso a 38.065 a 1, cioè l’86,7% in meno in sei mesi. Il motivo indicato: l’arrivo della ricerca sul web e la citazione diretta delle fonti dentro le risposte.
E però restano 38.000 a 1, dopo tutto questo. Leggersi un’intera biblioteca e tornare a casa senza aver preso in prestito nemmeno un libro.
Perplexity, al contrario, è peggiorata: da 54 a 1 è passata a 195 a 1, quindi più scansione per visitatore, non meno. Le piattaforme non stanno convergendo su una linea comune: quanto restituirvi è una scelta, e ognuna la fa a modo suo.
Il 20% di ricerche in meno: la stessa storia vista dall’altro lato
Ma non sarà tutto un artefatto di come i bot si dichiarano? Andiamo a controllare dal lato di chi le visite le riceve.
Un gruppo della London Business School e della UCLA ha analizzato 2.014 famiglie e circa 1,2 milioni di pagine consultate (la ricerca).
E i risultati, allora? Le famiglie che hanno iniziato a usare ChatGPT hanno ridotto il volume di ricerche tradizionali di oltre il 20% entro venti settimane. Il calo più netto è sulle ricerche a forma di domanda, il classico «come si fa a…». E i siti piccoli sono quelli che ne hanno sofferto di più.
Una categoria, invece, si è mossa appena: la ricerca del nome preciso di un marchio.
Che poi è la frase più utile di entrambi gli studi. Quello che l’IA porta via è il curiosare vago. Quello che non porta via è chi il vostro nome lo sa già e vuole proprio voi.
Conclusione: aggiungete una colonna per «come mi legge l’IA»
Riassumendo: l’IA legge i contenuti a una scala che i log digeriscono a fatica e non rimanda quasi nessuno. E sotto tutto questo, per chi è passato ai chatbot, le ricerche calano di oltre il 20%.
Chi guarda solo il numero di visite si vede arrivare questo terremoto sotto forma di «mah, il traffico è un po’ fiacco». La risposta, a mio parere, sarebbe una colonna in più, non il panico. Le visite si continuano a contare, sono quelle che pagano le bollette.
Ma va aggiunto ciò che succede prima della visita: come i modelli ci leggono, come ci descrivono e quali fonti citano quando salta fuori il settore. Perché vale la pena? Per il dato sulle ricerche di marca: la notorietà del nome ha retto al cambiamento, la scoperta generica no.
L’avvio più economico del mondo: chiedete a ChatGPT e a Claude qualche domanda sui temi principali del settore, annotate come venite presentati e quali siti compaiono come fonte, poi ripetete il mese dopo. Quel foglio va messo accanto al report del traffico, con lo stesso peso. I numeri non sono scolpiti nella pietra — Anthropic si è mossa dell’86,7% in sei mesi — ma la colonna del «prima della visita» resterà utile comunque vada.
Fonti
- Cloudflare (2025), “The crawl-to-click gap: Cloudflare data on AI bots, training, and referrals”, blog.cloudflare.com
- Lambrecht, A., Padilla, N. (London Business School) e Lam, H.T., Hollenbeck, B. (UCLA) (2026), “The Impact of LLM Adoption on Online User Behavior”, london.edu